Così spariscono i laghi africani
SONO sempre più piccoli i grandi laghi africani. E più inquinati. Più moribondi. Lo dimostrano le foto satellitari recentemente scattate per la compilazione di un atlante destinato agli specialisti dell'ambiente. Se paragonate a quelle di pochi anni fa, queste immagini indicano come molti laghi siano diventati l'ombra di ciò che erano. In meno di una decade si sono dimezzati, prosciugati, svuotati, evaporati. Altri, e lo si deduce dal loro colore marrone o giallognolo, rispetto a quello turchese o smeraldino di una volta, sembrano invece irrimediabilmente compromessi. Sono sporchi, di una sporcizia malata.
Le macchie di queste immense distese d'acqua riprese dall'alto hanno spesso una bellezza pittorica, ma testimoniano soprattutto di drammatiche realtà: quelle delle comunità di uomini e donne che attorno a quei laghi vivono o sopravvivono; quelle di una devastazione anarchica e ingiustificata delle prima risorsa necessaria alla vita; quelle di una natura sempre più umiliata.
Qualche cifra per illustrare il fenomeno. I trentamila chilometri cubi d'acqua dei laghi africani rappresentano il più vasto volume presente in tutti i continenti del pianeta. In Africa, il 90 per cento dell'acqua che viene usata in agricoltura proviene proprio da questi invasi. Ebbene, il 60 per cento viene perduto - sprecato - per via dell'evaporazione. Dal 1990 al 2000, il lago Songor, nel Ghana, si è ridotto di più di due terzi. Nello stesso arco di tempo il livello del gigantesco lago Vittoria è sceso si un oltre metro.
Dopo la costruzione di una diga scellerata, il senegalese lago Djoudj, che una volta ospitava tre milioni di uccelli, sta sostanzialmente scomparendo. Di casi analoghi se ne potrebbero citare altre decine, visto che sono 677 gli specchi d'acqua del Continente nero, quasi tutti circondati dalla stessa pressione demografica e dalla medesima povertà.
Il primo scopo della pubblicazione del Libro dei laghi africani, fortemente voluta dall'Unep, l'agenzia per l'Ambiente delle Nazioni Unite (dal cui sito internet abbiamo tratto le immagini di questa pagina), non è quello di fotografare una situazione sempre più preoccupante e degradata, ma quello di trovare soluzioni efficaci e tempestive. Soluzioni che possono anche esulare dalle esigenze di una visione più ecologica e sostenibile delle attività umane. È il caso, per esempio, di quanto accade nel bacino del fiume Volta, in Africa occidentale, che bagna una mezza dozzina di paesi (dal Burkina Faso al Benin, dalla Costa d'Avorio al Mali): la sorte di questo specchio d'acqua è segnata se non si riuscirà a far firmare trattati di pace tra le numerose popolazioni che in quella regione guerreggiano da anni.
Due giorni fa si è aperta a Nairobi l'undicesima conferenza sui laghi del mondo. Il direttore dell'Unep, Klaus Toepfer, ha esordito dicendo che la situazione africana va affrontata al più presto. E che è necessario risolvere i problemi più gravi entro il 2015. Dopo quella data potrebbe davvero essere troppo tardi.
Da Repubblica del (2 novembre 2005)